Gruppo di laici di Torino - "chicco di senape"

Siamo un gruppo di credenti della diocesi di Torino. Ciò che ci accomuna è la passione per la Chiesa, il desiderio di creare le condizioni per una vera comunione che accetti le diversità e la franchezza dei rapporti interpersonali.

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Nome: Gruppo di laici di Torino - "chicco di senape"

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sabato, 12 gennaio 2008

Chicco di Senape

postato da: Laici alle ore 17:06 | link | commenti
categorie: info e documenti
mercoledì, 31 ottobre 2007

Fase 2

Carissimi amici,

la partecipazione all’incontro del 2 ottobre e le numerose richieste di aggiornamento arrivate tramite posta elettronica fanno sperare che la passione ecclesiale che ci ha portati a riunirci non sia stato un “amore passeggero” ma che abbia invece le potenzialita’ per radicarsi e approfondirsi.

Inizia, potremmo dire, una fase 2.
Nella quale sara’ compito di ognuno di noi e di tutti insieme creare le occasioni per far si’ che le riflessioni, i confronti, le elaborazioni non rimangano nelle nostre caselle di posta elettronica e negli sporadici incontri, ma divengano cammino vivo e fecondo.

Anche per questo abbiamo scelto il nome di “chicco di senape“.

Potete scaricare, in formato pdf, il percorso che proponiamo , con le modalita’ operative e tre tracce di discussione comuni per i gruppi.

Alcune persone del comitato si sono date disponibili per chiarire dubbi e aiutare alla formazione di un gruppo. Non esitate… qui i contatti.

Il nuovo indirizzo e-mail “chiccodisenape@gmail.com“ servira’ invece per:

  • segnalare gli indirizzi di altre persone che volete essere raggiunte dalle nostre informazioni;
  • comunicare gli indirizzi dei referenti dei singoli gruppi sul territorio.

Periodicamente vi sara’ inviata una mail con la quale vi avviseremo sui gruppi attivi e sulle iniziative in corso. Tuttavia non mancate di visitare spesso il nuovo blog www.chiccodisenape.wordpress.com e di lasciare anche commenti e opinioni… oltre che diffonderlo tra i vostri conoscenti.

Ora tocca ad ognuno di noi, con passione e speranza!

postato da: Laici alle ore 11:26 | link | commenti (1)
categorie: info e documenti
sabato, 29 settembre 2007

Proposta per una riflessione sul ruolo dei laici nella chiesa e nella società.

In vista dell'incontro di martedì 2 ottobre ore 21.00, presso il Centro Studi Bruno Longo (Via Le Chiuse, 14 - Torino)...
 
* Alcune importanti affermazioni del card. Poletto nel suo intervento conclusivo del convegno, che il 14-15 settembre aveva come obiettivo di riflettere sulle indicazioni del Convegno della Chiesa italiana di Verona del 16-20 ottobre dello scorso anno, ci interpellano in modo particolare come laici credenti.
 
In quella circostanza, dopo aver ricordato che i cristiani del nostro tempo devono "urgentemente" riflettere sulla loro "capacità di dare testimonianza credibile ed efficace (delle) verità fondamentali del cristianesimo in una società sempre più disorientata sul senso degli eventi e della vita stessa delle persone" e che per fare ciò devono diventare "capaci di interpretare le attese e le speranze degli uomini e delle donne" di oggi e di "mettersi in dialogo con loro" facendo leva per questo su una adeguata "conoscenza di un mondo (il nostro) che cambia con velocità impressionante" e della "cultura oggi dominante che è molto secolarizzata", il Cardinale afferma :
 
- che per conseguire questi obiettivi "premessa fondamentale (diventa) la formazione di tutti, ma  specialmente dei laici",
-  e che "i laici devono avere più visibilità e devono prepararsi a ruoli di vera responsabilità e non solo di collaborazione all'interno delle nostre comunità".
 
* La proposta che segue vuol essere una risposta (che non ha la pretesa di essere l'unica) agli stimoli, senz'altro importanti, offerti dal Cardinale ed all'appello da questo formulato con le affermazioni sopra riportate.
 
E' la proposta a:
- riflettere insieme sulle sfide che, nel nostro tempo, ci interpellano come credenti e sul come
 meglio affrontarle;
- pensare come in concreto, in vista di questo obiettivo, si potrebbe meglio realizzare l'accesso dei laici ad una maggiore visibilità e a maggiori responsabilità nell'ambito della comunità ecclesiale.
 
Una proposta la nostra che ci piacerebbe fosse colta da un ampio ventaglio di persone e di gruppi, per la diffusione della quale facciamo quindi appello al "passa parola" tra coloro che leggeranno le note che seguono. Ciò perché siamo convinti che solo con il contributo di molti, apportatori di sensibilità e di esperienze diverse, sarà possibile raggiungere l'obiettivo indicato sopra.
 
* Come introduzione e stimolo a queste riflessioni vi proponiamo le note che seguono. Queste note non vogliono assolutamente costituire un discorso chiuso, ma solo offrire uno stimolo ad ulteriori apporti e/o a correzioni, che speriamo numerosi e rispecchianti esperienze e riflessioni tra loro complementari.
 
Quelli che proponiamo alla vostra riflessione, ed alla messa in comune dei vostri ulteriori apporti, sono 3 temi che in particolare ci sembrano cruciali per l'elaborazione di una strategia di presenza responsabile ed efficace dei credenti laici nella Chiesa e nella società.
 
Scheda 1 - Come dire Dio nel nostro tempo
Scheda 2 - Presenza cristiana nel mondo - Responsabilità laicale
Scheda 3 - Per una Chiesa comunionale e profetica
 
Alle tre tracce che presentiamo alleghiamo due brevi riflessioni:
-          una scheda biblica che riteniamo possa esprimere lo spirito con cui intendiamo iniziare un approccio a questi temi
-          una sintesi che disegna un quadro di riferimento sull’esperienza cristiana oggi e sulle prospettive negli anni a venire.
 
Conclusivamente indichiamo alcune linee metodologiche.
L'approfondimento dei temi proposti si potrebbe sviluppare facendo riferimento innanzitutto alle seguenti domande:
 
 a) In ordine ai temi sopra suggeriti quali sono, secondo voi gli aspetti prioritari?
 b) Quale lettura diamo della situazione ecclesiale oggi e delle prospettive che intravediamo?
 c) Quali proposte si possono indicare per una più responsabile presenza dei laici nella Chiesa e nella società?
 
e tenendo presenti i seguenti aspetti:
 
a)      questo documento viene sottoposto alla riflessione e alla discussione di tutti i gruppi che intendono partecipare a questo progetto. Possono esser gruppi già esistenti e aventi varie finalità, o gruppi che si costituiscono per affrontare insieme i temi qui proposti. I gruppi possono esser grandi o piccoli, e sono gradite anche riflessioni da parte di singole persone;
b)      ogni gruppo può scegliere uno o più temi fra quelli individuati in questo documento; utilizzando possibilmente le tracce riportate. Ciò non toglie che un gruppo possa esprimere delle sue valutazioni su aspetti che non abbiamo qui adeguatamente considerato e che ritiene molto significativi;
c)      ogni gruppo può scegliere le modalità che ritiene più opportune per svolgere il suo compito;
d)      poiché lo scopo della nostra iniziativa è anzitutto quello di aprire spazi di dialogo e di confronto, deve esser favorita la massima libertà di espressione, purchè all’interno del tema (o dei temi) che ogni gruppo sceglie;
e)      ad ogni gruppo chiediamo di mettere per iscritto il frutto della sua discussione, sia in termini di idee condivise, sia evidenziando le diversità di opinioni;
f)       il gruppo di coordinamento provvederà ad esaminare i documenti pervenuti, al fine di avere un quadro complessivo delle questioni discusse, delle posizioni presenti nella comunità ecclesiale, della omogeneità / disomogeneità delle idee, delle proposte evidenziate;
g)      i risultati di questa riflessione saranno oggetto di un convegno (o più convegni), nei quali saranno certamente chiamati degli esperti, ai quali però chiederemo di confrontarsi con gli esiti del nostro lavoro;
h)      i componenti del comitato di coordinamento sono disponibili, se richiesti, a partecipare a gruppi per spiegare ed introdurre il lavoro che si intende fare.
 
In base alle valutazioni emergenti nell’incontro del 2 ottobre definiremo anche i tempi di attuazione del progetto.
postato da: Laici alle ore 00:32 | link | commenti
categorie: appuntamenti, laici, schede per la riflessione

Con Elia all’Oreb - Scheda biblica

0. Nel cammino che stiamo intraprendendo, è opportuno e forse necessario lasciarsi guidare da un’icona biblica, che non solo ci confermi nella ricerca ma l’arricchisca di spunti innovativi, innanzitutto per noi stessi. La scheda vuol essere una guida essenziale a rileggere in questa occasione alcuni momenti della vicenda di Elia profeta (1 Re 17 – 2 Re 1).
 
1. Per il Regno del Nord (Samaria, Galilea) l’epoca è fiorente: sviluppo economico crescente, buone relazioni internazionali, potere politico solido. Ne è emblema la coppia regale di Acab e Gezabele che dominano da signori tempi e territori.
 
2. I rapporti con i popoli vicini e il fascino dei loro modelli religiosi, politici e culturali inducono Israele ad abbandonare modi di vita sentiti desueti perché improntati a tradizioni antiche ormai destituite di valore. La fede dei padri, quella del tempo del deserto, sembra lontana e inattuale.
 
3. In questa cornice di espansione economica e politica e di rottura con la tradizione religiosa compare e opera Elia il Tisbita, della cui vicenda mettiamo in luce solo alcuni tratti. Di fronte ad un profetismo cultuale ed estatico a servizio delle divinità ctoniche e del potere egli rappresenta una nuova figura di profetismo a servizio del Dio vivente dell’alleanza.
 
4. L’attività di Elia contro i Baal scatena la persecuzione di Gezabele. Il profeta deve fuggire non solo per trovare riparo ma anche per farsi una ragione di quanto sta avvenendo: coma mai il profeta si trova solo, in mezzo ad un popolo che ha dimenticato fede e tradizione? Perché il potere è così insolente? Sarà mai possibile venire a capo di questa situazione?
 
5. Nel cammino verso l’Oreb, il luogo della rivelazione di YHWH, Elia misura tutta la propria pochezza: non si sente migliore dei padri, constata il fallimento incombente, la disperazione arresta il suo cammino. Solo un pane misterioso gli consente di attraversare il deserto.
 
6. Il luogo di Dio è lontano ma raggiungibile. Ma come intendere Dio? Come riconoscerne voce e presenza? I segni di un tempo, pur clamorosi, vanno a vuoto: vento, terremoto, fuoco non sono più la traccia di Dio.
 
7. Elia avverte la presenza sfuggente di Dio nel mormorio di una brezza leggera. Dio parla in altro modo, ma non manca di parlare e il profeta deve imparare un’altra lingua. Nell’apprenderla trova conferma alla missione ricevuta.
 
8. Anche i profeti, in alcune occasioni, sono ciechi. Elia in fuga si credeva solo, “solo a presidiare la fortezza” della fede. Dio però gli rivela che ci sono ben settemila fedeli! Da eroe solitario diventa guida di un popolo rimasto fedele, di cui non conosceva l’esistenza.
 
9. La storia di Elia ha per noi un tratto inquietante. La persecuzione che lo colpisce è scatenata dalla sua vittoria al Carmelo che ha travolto nel sangue i profeti di Baal…
 
10. Elia è il primo e il più grande dei profeti in Israele. Scomparso su un cocchio di fuoco, se ne attende la venuta. Compare con Mosè sul monte della Trasfigurazione. Gesù lo identifica con Giovanni il Battista. È l’essenza del profetismo – anche nel e per il popolo profetico di Dio che è la Chiesa.
postato da: Laici alle ore 00:20 | link | commenti
categorie: laici, credenti, schede per la riflessione, scheda biblica

La situazione attuale del cristianesimo e del cattolicesimo in Italia ed Europa

Una lettura del quadro ecclesiale e una tesi 
 
Il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo sono prossimi a una profonda trasformazione strutturale (per un’ampia ricognizione si veda Concilium 3/2005 dedicato a Cristianesimo in crisi?). È finita un’epoca, che grosso modo inizia con il Concilio di Trento e attraversa la modernità fino al periodo successivo alla seconda guerra mondiale e forse al Vaticano II, che potrebbe storicamente in futuro rappresentare un discrimine temporale, ambivalente perché mentre apre provvidenzialmente al futuro, al tempo stesso porta ancora il peso di un’epoca che chiude.
Che cosa è cambiato e sta cambiando? La fede subisce la concorrenza di innumerevoli altri luoghi di creazione di senso (lavoro, sport, arte), ormai disintegrati rispetto a una situazione culturale omogenea, che aveva caratterizzato la civiltà europea.
In particolare oggi la sfida arriva da questo mondo disegnato dal web, capace di contenere tutto con un’universalità, che fino a tempi recenti era possibile solo alle idee (e alle ideologie) e al potere politico. La tecnica e le tecniche dell’informazione in particolare assorbono in sé le potenzialità del messaggio: il medium è il messaggio, la connessione diventa (pretende di diventare) comunicazione.
Il problema più delicato oggi tocca il cristianesimo nella sua strutturale qualità di messaggio. In Italia e in Europa deve ormai fare i conti con la rottura della trasmissione della fede (come ha messo in luce Danielle Hervieu-Léger): una rottura, che si muove tra amnesia e resistenza, come descrive con acume Christian Duquoc (Fede cristiana e amnesia culturale, in Concilium 1/1999, pp. 155-162).
Siamo di fronte a una situazione nuova nella storia dell’occidente. “Nella catechesi, nella predicazione ordinaria, nell’insegnamento, negli scambi tra generazioni, la tradizione giudeo-cristiana nelle sue molteplici forme, dalla Bibbia alle espressioni letterarie, pittoriche e architettoniche, rappresentava un tempo, anche per i non credenti, il fondo comune della civiltà occidentale e, in certo modo, il luogo del senso per eccellenza” (p. 157). Anche le opposizioni anticlericali più forti non erano una rottura radicale, perché spesso pensieri e pratiche erano affini, appartenevano allo stesso alveo culturale.
Disseminazione e frammentazione hanno avuto inizio con il 1968. Che cosa è avvenuto? “La mutazione contemporanea riguarda il modo di rapportarsi alle norme anteriori: le tradizioni non s’impongono più come modelli, si offrono come spettacolo, e all’investigazione non definiscono né un itinerario possibile, né un senso; interesano l’estetica, la politica e l’etica. […] la tradizione cristiana è ammirata senza essere significante… il valore estetico rimane spesso presente, mentre il referente filosofico o religioso è giudicato senza interesse perché non crea senso” (p. 156).
Come definire tutto ciò? Non è semplicemente amnesia culturale, perché in questa mutazione è contenuta in modo implicito o esplicito una valutazione “Se vi fosse una radicale amnesia culturale, il suo annuncio creerebbe un effetto di sorpresa. In realtà, l’amnesia attuale non è una dimenticanza, è il risultato di un giudizio: per molti dei nostri contemporanei, il cristianesimo non è altro che un momento arcaico alla stessa stregua della musica gregoriana, dell’arte romanica o della tragedia greca. Può essere bello, non ha più verità per noi” (p. 158). (Alessandro Baricco rilegge l’Iliade, cancellando il divino, quasi fosse inessenziale al racconto, un inutile doppione; la musica classica di ispirazione cristiana – dal gregoriano a Bach ad Arvo Pärt – è solo musica).
Tale amnesia culturale – da intendersi perciò come un giudizio e una presa di distanza non solo critica – ha due conseguenze, che riguardano il campo educativo e l’annuncio della fede.
Sul piano educativo, si può constatare la palese difficoltà, quando non un fallimento, nella trasmissione dei valori. Ciò che si impara a scuola spesso non offre un senso alla vita, fino a generare rancore e amarezza nei confronti di chi per professione opera la trasmissione culturale. Un netta distinzione separa la conoscenza dal vivere bene, che erano collegate nella cultura classica (ora in disarmo per scelta e per disaffezione); la scienza non può per conto proprio operare questa saldatura. Perciò occorre nella ricerca sull’educazione tenere presente tutti i suoi aspetti metterli in rapporto con questa trasformazione.
Il campo della fede, secondo Duquoc, presenta tratti diversi. In ogni caso non deve sostituirsi a una cultura in crisi e neppure richiamarsi alla sola tradizione. La sfida riguarda la sua capacità di innovazione e di saper creare senso. L’ipotesi di Duquoc suona così: “far percepire la fede cristiana non come ciò che è in continuità con l’etica comune, con la tradizione occidentale, ma come ciò che scaturisce dagli interrogativi esistenziali più attuali” (p. 161; cf. anche La quarta ipotesi di Maurice Bellet).
Ciò vuol dire assumere fino in fondo la rottura e pensare a partire soprattutto dal presente e dal futuro piuttosto che dal passato.
 
Tesi
La sfida del presente e del futuro
Guardando al futuro, osando una previsione, mi pare di poter affermare che tutti i segni convergano su questa indicazione: nel futuro il Vangelo sarà affidato ai laici. Perché solo i laici oggi sono in grado di essere presenti su alcuni fronti e su alcune frontiere dove non arriva nessun altro con il messaggio evangelico.
Non è una novità assoluta. Joseph Cardijn l’ha teorizzata negli anni ’30 del Novecento: da (par) loro, con (avec) loro, per (pour) loro. Il progetto era limitato ai giovani–operai, entro un contesto che pur essendo di rottura, non aveva però perso qualche aggancio con il mondo cristiano, come invece constateranno e sosterranno i preti operai della prima ora, intuendo per primi ciò che ora sta diventando un’evidenza, nonostante il profondo cambiamento socio-culturale di contorno. Pur in difficoltà, all’epoca il quadro era ancora unitario e le forze in campo a livello strutturale sociologicamente e ideologicamente si assomigliavano (cattolicesimo, socialismo, comunismo). D’altra parte l’impegno di preti e religiosi è stato considerevole e spesso a essi è stato dovuto un buon successo di queste invenzioni missionarie.
Eppure è una novità. Nella storia della chiesa ai momenti di svolta compaiono nuovi soggetti, ma quasi sempre sono appartenuti al mondo del clero o dei religiosi. La riforma francescana che voleva essere laicale divenne presto un nuovo ordine religioso. Qui e ora si tratta di laici, che tali dovranno restare.
Si deve subito precisare il senso dell’affermazione: il Vangelo, e non la Chiesa, viene affidato ai laici. Questa svolta non implica un mutamento della costituzione della chiesa e l’affidamento ai laici di compiti non propri. Certo richiede una definizione nuovo e al tempo stessa concreta dei rapporti e delle funzioni. Il ministero – a tutti i livelli: diaconale, presbiterale, episcopale – dovrà ridefinirsi in questa prospettiva, se questa risulterà essere vera.
Anche i laici dovranno ripensarsi: in termini di scoperta di nuove possibilità e di nuove responsabilità, di invenzione di presenza e di testimonianza, di ricerca di stili di vita permeati dal Vangelo ma dal volto veramente laicale (e non di sola derivazione monastica o clericale).
Con molta onestà e prudenza occorre però ammettere che nulla è dato e tutto deve essere inventato. Le difficoltà sono molte. Trovare le vie per il Vangelo, specialmente quelle nuove, sarà difficile sia nella Chiesa (perché a una teologia del laicato ormai conclusa non corrisponde una prassi adeguata, anzi forme nuove di clericalismo si sono ripresentate negli anni recenti, certe volte con programmi lodevoli ma orientati a schemi del passato) sia nel mondo (in uno spazio aperto e sconosciuto, che spesso ha ormai le dimensioni di quel mondo che abbiamo chiamato la società dell’informazione con tutte le sue sfumature e con tutte le sue esclusioni).
 
Modelli e dinamiche della missione
Per capire come orientarci in questa situazione nuova, ci affidiamo alle intuizioni di Timothy Radcliffe, La missione in un mondo in fuga: futuri cittadini del Regno,in Testimoni del Vangelo, Magnano, Qiqajon, 2004. La meditazione di Radcliffe è rivolta ai missionari, quelli classici. Qui proviamo a estenderla ai laici, con le opportune modifiche.
La sua riflessione parte dalla constatazione che ciò che c’è di nuovo nel nostro mondo è la globalizzazione, vale a dire informazioni e finanza dominano il villaggio globale. Ma, fatta la constatazione, ci si deve domandare se sia la globalizzazione a identificare il contesto prossimo della missione, visto che è un processo che dura da 500 e secondo altri da ben 5000 anni.
Forse ciò che c’è di peculiare oggi, ed è un frutto della globalizzazione, consiste “nel non sapere dove il mondo stia andando” (p. 126). Per questo mondo in fuga, fuori del nostro controllo, occorre trovare una missione e la spiritualità connessa. Non sappiamo dove stiamo andando, anche perché le nuove tecnologie non ci fanno conoscere la direzione verso cui ci muoviamo; il rischio che ci capita di correre non è più esterno, come nel passato, ma deriva da ciò che abbiamo creato.
Questo mondo inafferrabile (nella definizione di Anthony Giddens) produce un’ansia profonda. I cristiani non hanno una conoscenza migliore del futuro, non sanno più di altri la direzione del processo. Quello che i cristiani offrono non è una conoscenza ma una sapienza: la destinazione ultima dell’umanità è il regno di Dio. Possiamo non sapere nulla del Regno ma crediamo al suo trionfo.
In un mondo pieno di informazioni e di conoscenze, non troviamo molta sapienza, che può essere offerta in tre modi, distinti e connessi: la pura presenza come fedeltà, l’immagine che dice un’altra Bellezza, la parola che annuncia la Verità.
 
Presenza. Il missionario è inviato. A chi e da chi, oggi? Quasi non più dall’Europa; forse da altri luoghi verso la stessa Europa. Nel mondo globalizzato non c’è centro da cui vengono inviati i missionari.
In questo modo “i missionari sono inviati a coloro che sono ‘altri’ rispetto a noi, che sono distanti da noi per cultura, fede o storia” (p. 130). Distanti, non necessariamente in senso fisico: forse sono i nostri vicini di casa. Il nostro mondo è sì un villaggio globale ma attraversato da profonde scissioni e fratture, che ci rendono stranieri e nemici: fratture tra parti del mondo e all’interno di ogni paese. La sapienza deve essere offerta a coloro che sono separati dai muri di separazione (come ricorda Paolo in Efesini 1, 9s).
Essere missionario non riguarda ciò che faccio ma ciò che sono. Nell’essere con gli altri, mi scopro un’altra persona. Se si è inviati, si muore a ciò che si era. Siamo chiamati ad essere “futuri cittadini del mondo” (N. Boyle) ovvero “futuri cittadini del regno. Il regno è il mio paese” (p. 133), oltre ogni identità ridotta e settaria.
Non è facile e richiede fedeltà. Il missionario non è un turista. Occorre restare lì, anche se non si è apprezzati. “Dobbiamo disfare i bagagli e disfarcene. La presenza non è un puro e semplice esserci. È restarci” (p. 134).
 
Epifania. Dall’esserci puro e semplice, talvolta insuperabile come nei casi dei paesi islamici, nel mondo dell’emarginazione o della fabbrica…, si può o si deve passare alla forma visibile: oltre la presenza, c’è l’epifania.
Nel medioevo i volti erano di Cristo e dei santi; oggi siamo bombardati di volti. Essere qualcuno significa diventare un’icona ma non basta aggiungere ai tanti anche quello di Cristo! Un’operazione quasi inutile…
La sfida consiste nel capire come possiamo svelare la gloria e la bellezza di Dio. Per fare ciò occorrono volti di tipo diverso, passando dalla bellezza del potere e della ricchezza a quella del Dio povero e impotente; dall’evento (mediatico) a gesti di libertà, di liberazione, di trasformazione, piccoli ‘happening’ segni della fine: “piccole irruzioni dell’incontenibile libertà di Dio e della sua vittoria sulla morte” (p. 142).
 
Proclamazione. Dalla visione si deve infine passare alla proclamazione e alla parola, tenendo conto che oggi esiste un radicale sospetto nei confronti di chi dichiari di insegnare (a meno che venga dall’oriente o dal new age…). Occorre osare la parola in nome della verità, pur consapevoli che “nell’era virtuale, la verità è quella che si fa apparire sullo schermo del proprio computer” (p. 144). L’amore per la verità – fino al mistero – richiede fiducia, umiltà e veridicità. E contemplazione.
 
Presenza, epifania, proclamazione: nel cuore di questa sequenza di atteggiamenti e di iniziative, dovremo ripercorrere l’esperienza di Paolo ad Atene e a Corinto. Nell’agorà di oggi il cristianesimo, tanto nello stile di vita quanto nell’annuncio della morte e resurrezione, apparirà sempre più come scandalo e follia. Ma anche, ancora una volta, sapienza di Dio.
postato da: Laici alle ore 00:13 | link | commenti (1)
categorie: appuntamenti, laici, credenti, schede per la riflessione
venerdì, 28 settembre 2007

Scheda 3 - Per una Chiesa comunionale e profetica

La domanda di fondo è: come realizzare una Chiesa conforme al Vaticano II, una Chiesa che sappia coniugare fedeltà al Vangelo e ascolto dei segni dei tempi, che sappia far crescere la fede e la comunione dei credenti e sappia essere nel mondo una testimonianza di amore e di speranza?

 
In che forma si deve realizzare la fraternità ecclesiale, una fraternità nella libertà e nella diversità, che sappia valorizzare le diverse competenze e i diversi carismi, che pratichi il riconoscimento e il perdono reciproco, che sia luogo di ascolto in cui le diverse sensibilità ed esperienze si riconoscono nella loro capacità di concorrere a un’unità più ricca, in cui ciascun credente e ciascun gruppo si trova sostenuto nella sua particolare esperienza di fede e di testimonianza?
Come superare allora il muro di indifferenza e persino di inimicizia che separa a volte gruppi con diverse impostazioni teologiche e pastorali?
 
In che modo esercitare l’autorità, posto che la Chiesa è al di là di qualsiasi modello politico e proprio per questo esercita un ruolo profetico?
E come assegnare ai laici un ruolo attivo e responsabile, e non di semplice supporto, non solo per quanto riguarda l’azione nel mondo ma nella vita stessa della Chiesa? E in vista di ciò quali cambiamenti introdurre nella vita delle parrocchie e nei rapporti fra i laici e il Vescovo?
Quali occasioni creare per favorire in tutte le articolazioni ecclesiali diocesane una forma di Chiesa comunionale che esalti allo stesso tempo e inseparabilmente da una parte il confronto e la ricerca di unità e dall’altro la libera assunzione di responsabilità dei singoli credenti e dei gruppi?
 
Il compito della trasmissione della fede deve probabilmente diventare più centrale nella vita della Chiesa, ma richiede un profondo ripensamento della formazione cristiana, che, senza tradirlo, deve saper presentare il messaggio alle nuove generazioni in modo adeguato al nuovo contesto comunicativo. E’ un messaggio tra gli altri innumerevoli?
 Entra in concorrenza con gli altri e cerca di adottarne i criteri di persuasività? Oppure deve cercare di evidenziare la sua radicale alterità?
 
Analogamente come evitare che la Chiesa appaia come potere fra i poteri, come organizzazione fra le organizzazione, come una delle tante espressioni della società civile?
E cioè da quali vincoli e compromissioni la Chiesa si deve liberare per esercitare la sua funzione profetica?
postato da: Laici alle ore 23:10 | link | commenti (1)
categorie: laici, credenti, schede per la riflessione

Scheda 2 - Presenza cristiana nel mondo - Responsabilità laicale

Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano ad identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la realizzazione. Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città terrena. …. (GS 43)
 
Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente ed operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa “secondo la misura del dono del Cristo” (Ef 4,7) … (LG 33)
 
Il richiamo al Concilio fornisce l’ispirazione di fondo della riflessione sul tema della presenza cristiana nel mondo.
 
Potrebbe essere utile, prima di affrontare alcune questioni aperte, partire da una analisi attualizzata dei cinque ambiti descritti nella parte II della Gaudium et Spes e definiti nel documento conciliare.
 
Alcuni problemi più urgenti:
- Matrimonio e famiglia
- Cultura
- Vita economico sociale
- Vita politica
- Solidarietà tra le nazioni e pace
                 
Abbiamo sempre bisogno di metterci in ascolto della Chiesa ed è doveroso che ci parli indicando la via da intraprendere. Ma abbiamo anche bisogno di una Chiesa che sappia valorizzare la fatica della laicità, del metodo difficile e delicato di ascolto e comprensione della società, di mediazione tra i nostri valori e le culture e punti di vista diversi. Una mediazione mai fine a se stessa, ma sempre orientata al bene comune e al bene possibile. Un confronto sempre più urgente e decisivo, nella fatica del dialogo e non dello scontro di culture, per l’edificazione di una casa che sia davvero comune a tutti quanti la abitano.
 
La prospettiva da cui muovere la riflessione potrebbe essere l’atteggiamento suggerito da E. Bianchi in un suo articolo, cioè quello dello stare in frontiera, ai margini, con l’atteggiamento biblico del nomade, pronti a gettare ponti con quel che sta di là ed oltre, senza cercare sicurezze effimere o garanzie non durature.
 
Per ciascuno degli ambiti elencati ci si può chiedere:
 
Che cosa significa in quel contesto la presenza cristiana?
Che cosa può fare la Chiesa (ed in particolare i laici) per annunciare la speranza?
Che tipo di presenza è richiesto dalla fedeltà alla Parola e dalle necessità espresse dagli uomini e dalle donne di oggi?
Quali strategie concrete attuare per rendere visibile la presenza?
Come agire, oggi, in politica da cristiani aprendo e non chiudendo orizzonti di giustizia sociale, di crescita civile, di sviluppo sostenibile?
 
Due preoccupazioni di fondo:
Come comunicare il più diffusamente possibile con la gente?
Come far diventare popolare una riflessione che è frutto di una ristretta élite (culturale ma anche sociale...)? 
postato da: Laici alle ore 23:04 | link | commenti
categorie: laici, credenti, schede per la riflessione

Scheda 1 - Come dire Dio nel nostro tempo

Perché il tema del "come dire Dio" è un tema che specificamente ci riguarda come laici?
 
Ci riguarda, e ci responsabilizza, non solo perché tutti i componenti della comunità ecclesiale sono investiti del ruolo di annunciare il Dio cristiano (anche se titolari primi ed istituzionali di questo annuncio sono il Vescovo ed il Clero), ma anche perché, in quanto persone che vivendo, più di altri, in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo, noi laici siamo più immediatamente testimoni dei loro modi di vedere il mondo, dei loro modi di porsi di fronte ai problemi dell'esistenza , delle loro attese e delle loro ansie e del loro modo di ragionare.
 
E' per questo che, come laici, dovremmo forse prendere meglio consapevolezza di essere portatori di un patrimonio di sensibilità e di conoscenze specifiche che sarebbero da mettere a frutto per una migliore messa a punto dell'annuncio cristiano.
 
Certamente la Chiesa, soprattutto negli ultimi anni, ha molto investito in questo campo e, per quanto riguarda la Chiesa torinese, basta pensare al recentissimo volume "Professare la fede - sussidio per l'anno della Redditio fidei"; questo però, come molti testi analoghi, di fatto si presenta come una traccia per l'approfondimento di una fede in qualche modo già posseduta, mentre a noi pare resti ancora largamente da coltivare il campo di un "primo annuncio della fede" ai nostri, ormai sempre più numerosi, compagni di strada che non sono, o non sono più, credenti ed hanno difficoltà a seguirci nell'approccio e nel linguaggio con cui normalmente noi diciamo la nostra fede.
 
Le brevi note che seguono,certo sommarie e parziali, vorrebbero semplicemente offrire qualche stimolo per una riflessione sul come imparare ad interloquire sulla fede cristiana con quelli che, come noi, vivono, da laici, l'avventura della vita.
 
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Se vale quanto detto sopra, un " primo annuncio della fede " alla gente del nostro tempo noi pensiamo dovrebbe:
* lasciare da parte le " teologie sistematiche " ed adottare invece essenzialmente una " teologia narrativa ",
* centrare la presentazione sulla figura di Gesù ; Gesù infatti, non solo è il cuore, la specificità, del cristianesimo, ma anche una persona che, anche ora, continua ad affascinare gli uomini, indipendentemente dalle loro credenze,
* restare attenti alla psicologia ed alle attese degli uomini di oggi : in questa prospettiva il rapporto di Dio, e dell'uomo, con la creazione e con la storia ed il tema del male e della morte sono due temi importanti per i nostri contemporanei, che, di fronte ai vertiginosi progressi della scienza e della tecnica, sono spesso tentati da pulsioni di onnipotenza ma al tempo stesso tormentati dalla precarietà della propria situazione esistenziale.
* non avere la pretesa di essere esaustivi.
 
In questa prospettiva una prima presentazione della nostra fede si potrebbe articolare in 4 tappe come qui di seguito indicato.
 
1) La vicenda umana dell'uomo Gesù.
L'immagine di Gesù è quella di una personalità affascinante e dotata di un carisma del tutto particolare, quella di una vita e di una morte vissute in modo esemplare: infatti Gesù ha passato la gran parte della sua vita terrena lavorando umilmente con le sue mani; ma poi ha lasciato lavoro e famiglia per adempiere a quella che riteneva essere la sua missione; ha stretto amicizie profonde e si è piegato pietosamente verso i poveri e i sofferenti; è stato capace di commozione e di indignazione e di denunce coraggiose; ha mostrato un'acuta sensibilità per la natura e la sua vitalità; ha sofferto con dignità l'obbrobrio e la morte ed il "silenzio di Dio" nei suoi confronti; è stato un grande maestro,
 
2) L'insegnamento di Gesù.
In parte ricuperando e sviluppando intuizioni già presenti nelle antiche scritture del popolo ebraico, ma sempre con apporti nuovi e folgoranti:
* Gesù ci ha rivelato chi è veramente Dio:
Prima che totalità, potenza, sovranità, giudice, Dio è Amore, perché nel suo intimo è pienezza, espansività, relazione. Dio è Padre , per questo la comparsa dell'uomo sulla terra è manifestazione del suo desiderio di far esistere delle creature in grado di stabilire con Lui una reciprocità di amicizia condivisa e destinata a durare oltre la loro esistenza terrena.  Dio ha un progetto sulla storia e in esso coinvolge l'uomo: Dio non abbandona il cosmo (la creazione) a sé stesso ma continua ad alimentarlo dell'energia che ne sostiene l'ulteriore evoluzione; Dio chiede all'uomo di collaborare con Lui al compimento della storia nella direzione della sua ulteriore umanizzazione, cioè non solo di una sempre maggiore valorizzazione delle risorse che il cosmo contiene e di una loro messa a disposizione di tutti gli uomini, ma, in primo luogo, nella direzione dello sviluppo delle potenzialità contemplative e relazionali di cui gli uomini sono portatori, ciò come anticipazione della pienezza senza fine della vita in Dio che, per il credente segnerà il compimento del tempo e della storia.
*Gesù ci ha rivelato come l'uomo può realizzare pienamente se stesso:
All'uomo è offerta la possibilità di : rispondere all' amore che Dio gli manifesta, intrecciando con Dio una relazione di intima ed intensa reciprocità; accostarsi al mistero di Dio che ama l'umanità, stabilendo con gli altri uomini delle relazioni di amore condiviso nella concretezza della vita quotidiana; autorealizzarsi nella collaborazione con Dio nel compimento della creazione.
 
3) Il mistero di Gesù: Gesù Dio
Durante la sua vita terrena Gesù ha considerato Dio come suo padre; dopo la sua morte in croce i suoi discepoli, inizialmente increduli, ci hanno testimoniato di avere sperimentato la sua apparizione tra loro, in varie circostanze, e di avere ascoltato le sua parole ed anche condiviso con lui la mensa, come con una persona vivente. Queste esperienze li hanno indotti a rileggere in modo più radicale la figliolanza di Gesù con Dio, ad esplicitare la fede cristiana secondo la quale Gesù condivide come figlio la natura divina di Dio e ad interpretare la vicenda umana di Gesù, inclusa la sua morte infamante, come segno della volontà di Dio di condividere fino in fondo, per amore, la condizione umana e l'evento" resurrezione " come segno e garanzia che Dio non abbandona l'uomo ad un destino di morte.
 
4) Il problema del male e del dolore innocente.
Gesù appare sempre profondamente coinvolto dalle sofferenze umane che gli capita di incontrare ma non da direttamente una risposta al drammatico problema della presenza tra gli uomini del male e in particolare del dolore innocente, con l'accettazione della sua morte crudele, testimonia però la sua volontà di condividere fino in fondo la drammaticità della condizione umana, con la sua vittoria sulla morte e con la promessa di farne partecipi coloro che crederanno in lui, apre all'uomo un orizzonte di senso e di speranza e, nell'attesa, lo chiama alla solidarietà verso coloro che soffrono.
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categorie: laici, credenti, schede per la riflessione
martedì, 11 settembre 2007

Prossimo appuntamento

Carissimi,
ricordiamo a tutti di segnare in agenda il prossimo appuntamento:

 
martedì 2 ottobre 2007 alle ore 21
presso il Centro Studi Bruno Longo , via Le Chiuse 14, Torino
 
 
Nei prossimi giorni sul sito saranno disponibili le tracce inerenti i tre ambiti individuati insieme durante l'incontro del 19 giugno:
  • "Dire Dio oggi" 
  • "Laicità e responsabilità nella Chiesa"
  • "Presenza cristiana nel mondo" 
Raccomandando la puntualità, in modo da rendere molto fruttuosa la serata, Vi aspettiamo numerosi, accompagnati anche da amici che possono essere interessati all'iniziativa.
 
E' gradito un cenno di adesione (via posta elettronica). Un caro saluto a tutti!

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categorie: appuntamenti, laici
lunedì, 27 agosto 2007

Un'occasione per riflettere.

Servizio di informazione e documentazione n.45 Giugno 2scarica il documento .zip

Servizio di informazione e documentazione dell'Azione Cattolica Italiana - delegazione regionale Piemonte Valle d'Aosta
nuova serie numero  45 -  giugno - luglio 2007

selezione testi e introduzione a cura di Vittorio Rapetti, hanno collaborato Sandro Gentili, Emanuele Rapetti

Sommario 


1.     FORMAZIONE E VITA SPIRITUALE
2.     VITA DELLA CHIESA 
3.     DIALOGHI TRA CULTURE E RELIGIONI
4.     FAMIGLIA - EDUCAZIONE
5.     SOCIETA' ITALIANA
6.     TESTIMONI
7.     BUONE NOTIZIE

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